Opinioni

Uploading, cyborgisation, teletrasporto, rianimazione postcrio: possibilità ed identità

E’ un annetto che questo discorso va e viene sulla lista della AIT e su quella WTA, e comunque è una delle cose che mi interessava approfondire quando sono entrato in contatto con il “transumanismo organizzato”, non perché le relative tematiche pongano problemi sociali imminenti, ma piuttosto perché coinvolgono aspetti “filosofici” che si riflettono in generale sull’approccio transumanista ai problemi.

La questione sollevata in modo ricorrente è che tanto per cominciare non è dimostrato che queste cose siano possibili, e che non è dimostrato che il loro prodotto finale sia “ancora” l’oggetto (o meglio il soggetto) cui sono stati applicati.

Ora, io credo che tale questione sia risolvibile in termini puramente concettuali, e del tutto a prescindere dalle (immense) questioni tecniche connesse all’una od all’altra ipotesi.

Tanto per cominciare, “possibile” e “praticamente possibile” (o addirittura “praticamente possibile allo stato attuale della tecnica") sono due concetti intrinsecamente diversi. Escludere qualcosa dal novero delle possibilità significa individuare delle ragioni di tipo logico o fisico che prevengano la realizzazione dell’ipotesi. In mancanza di ciò, la strada resta ovviamente aperta per uno thought experiment volto a studiare l’ipotesi ed a definire i suoi requisiti di fattibilità, primo passo per (eventualmente) tentare di definire una procedura necessaria alla sua realizzazione, o i presupposti della medesima.

Secondo, non mi pare vi siano molti dubbi sotto il profilo empirico che la nostra identità “viaggia” su un cervello, o al massimo su un corpo: danneggi il primo, e la seconda cessa di manifestarsi. L’onere della prova che il nostro cervello (o il nostro sistema nervoso, o il nostro intero corpo) sfuggano al Principio dell’Equivalenza Computazionale come definito da Wolfram, principio cui non sembrano plausibili eccezioni è su chi sostiene la relativa tesi. A mio modesto avviso, perciò, e salva prova contraria, ciò che identifica uno specifico cervello umano rispetto ad una macchina di Turing generica sta nel programma che lo stesso esegue, nelle memorie che contiene, e nella potenza di calcolo di cui dispone, in particolare in termini di parallelismo massivo, ma le relative operazioni possono essere emulate sostanzialmente da qualsiasi altro dispositivo di computazione denotato dalla caratteristica dell’universalità.

L’unica seria ipotesi diversa mi pare che sia la supposizione che il cervello sia un computer quantistico. La cosa in verità mi lascia perplesso per due ordini di ragioni:
- la prima, che il livello cui funziona un cervello è di ordini di grandezza superiore a quello cui è solitamente possibile o necessario prendere in esame effetti quantistici;
- la seconda, che non vedo nelle sue prestazioni ordinarie nulla che sia apparentabile a quello che può fare la raffigurazione tipica di un computer quantistico.

Ma se anche tale ultima ipotesi fosse fondata, comunque, non farebbe una grande differenza, perché anche tutti i computer quantistici sono equivalenti tra di loro.

Resta naturalmente l’idea che il cervello umano abbia qualcosa di “speciale” che escluderebbe in nuce la sua equivalenza funzionale con sistemi di altro tipo. D’altronde, l’unica caratteristica qualificante di tale specialità che sembra poter essere indicata sta nella sua base biologica. Al riguardo, esiste però una evidente continuità morfologica, strutturale, funzionale, etc. con il cervello degli altri primati, con quello degli altri mammiferi, con gli altri vertebrati, e così via, così che tale differenza qualitativa del cervello umano dovrebbe essere logicamente estesa per cerchi concentrici ai sistemi che con esso presentano vari gradi di analogia. Senonché, la tesi che il sistema nervoso di un polipo non potrebbe mai essere emulato da un computer perché il polipo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio appare immediatamente molto più difficile da sostenere anche nel quadro del più rigoroso anti-riduzionismo. E riuscire a trovare qualcosa di davvero speciale ed elusivo nelle ancora più modeste prestazioni cognitive di un’ameba risulta davvero improbo. Ma anche qui, ammettendo pure tutto ciò, resta quanto meno non chiaro perché mai una struttura biologica non potrebbe essere riprodotta o emulata nell’ambito di un’altra struttura biologica o pseudo-biologica funzionalmente equivalente, e creata deliberatamente per esserlo.

E qui veniamo alla questione della “coincidenza dell’identità”. Il principio di identità, in senso logico, è “A=A”. Identico ad un oggetto è solo l’oggetto stesso, nell’insieme delle sue caratteristiche, nessuna esclusa e qualsiasi sia il grado di accuratezza con cui le medesime vengono prese in esame.

Questo d’altronde *non* è il concetto di identità che applichiamo nella nostra vita quotidiana e nei nostri rapporti con il mondo. Per esempio, per la maggiorparte degli scopi pratici, pochi considerano “A1” come diverso da “A” per il mero fatto di essere collocato temporalmente o spazialmente in una posizione diversa. Variazioni nello stato quantico delle particelle da cui è composto “A1” possono ugualmente essere ignorate, specie quando A è una montagna. Ancora, non ci porta di solito a rimettere in discussione l’identità di oggetti del mondo macrofisico il fatto che abbiano una molecola in più o in meno, o una molecola in una posizione diversa.

In realtà, allargando il discorso, nessuno dubita di restare proprietario della medesima automobile non solo dopo aver fatto il pieno, ma neppure quando interi componenti della medesima vengono sostituiti. Alla fine, anzi, un oggetto eminentemente modulare come un PC può essere interamente sostituito, nel tempo, attraverso riparazioni ed upgrade hardware, tutte una ad una inidonee a rendere linguisticamente plausibile l’affermazione che si tratterebbe di un altro PC. Qual è la soglia che è allora davvero rilevante? Non sembra sia possibile raggiungere una conclusione al riguardo se non nel senso in cui:
a) tale soglia è sostanzialmente arbitraria;
b) in ogni modo, ammette inevitabilmente una zona grigia;
c) sia il livello cui la soglia viene posta, sia l’ampiezza della zona grigia, dipendono dai fini per cui l’identità dell’oggetto viene presa in considerazione.

Ora, tali fini sono nella maggiorparte dei casi di natura *funzionale*, sia che si tratti di un’identificazione di genere ("questo è un PC, un cane, un uomo etc.") sia che si tratti di un’identificazione di specie ("questo è il mio PC, il mio cane, Giulio, etc.").

Anzi, direi che sono accentuatamente funzionali proprio con riguardo alle persone, in cui l’identità specifica non viene percepita come rimessa fondamentalmente in discussione, se non in senso metaforico ("ormai sei diventata un’altra"), né dalla sostituzione della maggiorparte degli atomi che ne compongono il corpo, né dai notevoli cambiamenti morfologici e di personalità che si verificano nel corso del tempo. E ciò a cominciare innanzitutto dalla nostra stessa identità personale.

Pertanto, mentre è certo impossibile, anche concettualmente, sostituire un originale qualsiasi con una copia perfetta, sappiamo che ciò non è affatto richiesto perché sia legittimo parlare di “continuità” dell’identità dell’oggetto medesimo, ovvero di una sua “capacità di restare se stesso, e non un altro, pur mutando in gradi diversi”, secondo il significato comunemente usato della parola.

Cosa allora è necessario (e sufficiente) per dire che Tizio è rimasto se stesso? Invece di affanarci a cercare definizioni “essenzialiste”, la cui validità non potrebbe essere comunque dimostrata, possiamo von facilità dare una risposta psicologicamente ed operativamente vera per definizione. Turing come noto definiva come “intelligenza artificiale” quel dispositivo tale per cui un essere umano non sia in grado in un numero finito di interazione di decidere se ha a che fare con un altro essere umano o con un dispositivo artificiale. Noi possiamo generalizzare il concetto nel senso di definire Tizio come “l’entità in grado, in un numero finito di interazioni con un numero finito di interlocutori, di essere in media altrettanto convincente di quanto Tizio lo sia mai stato quanto al fatto di essere proprio lui”.

Ma come possiamo sapere, ribatte qualcuno, che Tizio sia “davvero” lui? Come sappiamo che dopo essere passati dal processo X saremo “davvero” ancora noi stessi, qualsiasi siano i risultati conseguiti nel test suddetto? La verità è che questa domanda non ha risposta perché è la domanda a non avere senso, almeno per chi pensa che l’unica realtà di cui si possa sensatamente parlare non è quella di noumeni kantiani per definizione inconoscibili, ma quella fenomenica.

In realtà, infatti, qualsiasi soggetto in grado di formulare il pensiero “io” non può che ritenere di essere.. se stesso, e percepire una perfetta continuità soggettiva con il suo intero passato - che diversamente non sarebbe appunto “suo” -, come definito dalla memoria cui il soggetto stesso ha accesso.

Pertanto, sotto questo profilo, nessuno sarà mai in grado di concludere di essere stato ad un certo punto… un altro, o percepire una soluzione di continuità tra la propria identità ed un’identità precedente. In altri termini, l’illusione di continuità che tutti sperimentiamo per tanto che possa risalire la nostra memoria è assolutamente indipendente dal fatto che abbiamo continuato a vivere e crescere, sostituendo e modificando i nostri materiali e struttura in modo graduale, oppure che siamo passati in un teletrasporto che ci ha incenerito e poi ci ha ricostruito atomo per atomo in orbita intorno ad Alpha Centauri quattro anni dopo. E tale impressione nulla perciò può dirci con riguardo al fatto se siamo ancora gli stessi di ieri sera, o di un secondo fa, o se il nostro “originale” è stato rapito dagli alieni, o dagli elfi, e noi siamo solo l’automa che ne ha preso il posto.

Il fatto che si tratti della “stessa persona” costituisce perciò unicamente l’oggetto di una percezione sociale ed empirica da parte degli altri, non della persona che ha subito il processo. Viceversa, l’interessato che è destinato a subire il processo non ha altro modo di formarsi un’opinione sul fatto di essere o meno destinato a “sopravvivere” ad esso che sulla base dell’esperienza relativa alle sue interazioni con altri soggetti che dal processo sono già passati, e dalla sua identificazione o meno di tali soggetti come la stessa persona “prima e dopo”, in quanto copie funzionali “buone abbastanza”.

Si tratta di una proiezione? Certo. Ma questo è esattamente lo stesso tipo di proiezione che ci induce nella vita di tutti giorni ad attribuire un’autocoscienza - che per definizione non potremo mai direttamente sperimentare - ad altri soggetti, o a considerare che io tra un anno, se vivo e cosciente, sarò ancora “io”, anche se a rigore non ho nessun modo di dirlo.

Posted by Stefano Vaj on 08/07 at 01:39 PM
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Aldo Schiavone - Storia e destino

Il libro Storia e Destino di Aldo Schiavone potrebbe rappresentare una svolta e un punto di non ritorno per cio’ che riguarda l’ accettazione, o almeno la presa di conoscenza, delle idee transumaniste da parte dell’ ambiente culturale mainstream in Italia. Come si vede dalla recensione della Stampa che segue l’ autore, un noto storico ed autorevole intellettuale che “non è uno scienziato pazzo né un guru new age”, prende decisamente posizione in favore del nostro diritto, e forse dovere, di fare pieno uso delle tecnologie in via di sviluppo per prendere in mano le redini dell’ evoluzione della nostra specie (per dirla alla Fukuyama). Con un sobrio linguaggio accademico, Schiavone esprime il suo interesse e appoggio per le idee transumaniste riferendosi a concetti come l’ inarrestabile accelerazione esponenziale delle nostre capacita’ tecnologiche, la possibilita’ dell’ immortalita’ biologica e cibernetica (mind uploading), l’ ammissibilita’ dei radicali sviluppi che saranno presto realizzabili, e il rifiuto delle interferenze clericali nella ricerca e nella sperimentazione biotecnologica e bioinformatica. Tali interferenze clericali sono riconosciute, giustamente, come un tentativo di preservare le attuali strutture di potere. Purtroppo non ho ancora letto il libro (non vivo in Italia), ma non vedo l’ ora di leggerlo.

The book Storia e Destino (History and Destiny) by Aldo Schiavone could represent a turning point of no return for the acceptance, or at least acknowledgment, of transhumanist ideas by the Italian mainstream cultural environment. The author, a well known historian and respected intellectual who “is not a mad scientist or a new-age guru”, supports our right (or even duty) to take control of the evolution of our species. This next phase of our evolution is seen, correctly, as a grand Darwinian feedback loop where evolution has produced a species whose technology is able to replace and enhance it. With a sober academic language, the author expresses interest and support for transhumanist ideas, referring to concepts like the unstoppable exponential acceleration of our technological capabilities, the possibility of biologic and cybernetic immortality (mind uploading), the acceptability of radical, soon feasible developments, and the rejection of clerical interferences in biotechnology and bioinformatics research and experimentation. Such clerical interferences are recognized, correctly, as an attempt to preserve current power structures.

La Stampa: Ora è la tecnica che fa evoluzione - La mente, non la natura, deciderà il futuro della nostra specie

Credo che la generazione cui appartengo e quella dei suoi figli saranno fra le ultime a fare i conti con l’esperienza della morte, almeno nei termini in cui la nostra specie l’ha incontrata finora”. A lanciare questa profezia non è uno scienziato pazzo né un guru new age, ma uno dei più sobri, autorevoli ed equilibrati storici contemporanei: Aldo Schiavone, che in Storia e destino , un libro “più leggero di una foglia”, reinterpreta in maniera sorprendente ciò che è stato, che è e che sarà. Non è un saggio di storia né di filosofia né di divulgazione scientifica, ma una riflessione nata “al crocevia di conoscenze e tradizioni diverse”. La sua ampiezza di sguardo non sorprende considerata non solo la personalità dell’autore, ma anche la sua posizione al vertice del Sum, l’Istituto Italiane di Scienze Umane, rete di «scuole di eccellenza» ispirata al modello delle Grandes Ecoles francesi....

E’ dunque in atto una sorta di grandioso “effetto reversivo” darwiniano, in cui la pressione evolutiva ha finito col selezionare una cultura capace di sostituirsi con la propria tecnica alla stessa selezione naturale che l’aveva prodotta. La vita “sta diventando davvero uno stato mentale”, il significato autentico del nostro presente è “la totalizzazione tecnica della natura"… Perché mai, del resto, “un pensiero in grado di vedere l’universo che nasce dovrebbe accettare di essere per sempre prigioniero di una forma corporea, biologica e anatomica, che lo vincola a inaudite costrizioni, quando potrebbe disfarsene?"… Con autentico laicismo Schiavone sollecita la Chiesa a ritrarsi, dopo che dalla fisica e dalla cosmologia, anche dalla biologia: a non interferire nella ricerca e nella sperimentazione biotecnologica e bioinformatica. La rivoluzione in atto sta cancellando l’umana “minorità”, in vista di un futuro “dove tutto quel che tecnicamente si può fare sarà ammissibile”. E’ duro, Schiavone, nell’interpretare in termini non di principio o di evangelizzazione, ma di puro potere l’intransigenza della Chiesa cattolica nel proteggere come mai in passato la generica sacralità della natura e della vita.

Vedasi anche l’ ottima recensione di Mario Domina in LA SPECIE, LA STORIA, IL DESTINO e la discussione dei lettori. Non mancano, naturalmente, i toni piu’ critici come in quest’ articolo del Giornale

Posted by G.P. on 08/04 at 11:15 AM
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Transumanismo forte e religione

Il seminario su Transumanismo e Religione in Second Life ha fatto ricominciare le solite discussioni sulle liste transumaniste. Dagli interventi sulle liste e dalle comunicazioni private che ho ricevuto vedo, e questo mi fa molto piacere, che molti hanno capito bene quello che ho cercato di dire con il mio intervento. Altri non hanno capito cosi’ bene, e questo in molti casi e’ certamente dovuto al fatto che non mi sono spiegato bene. Cerchero’ di spiegarmi meglio in quest’ articolo.

La comunicazione dovrebbe essere sempre chiara e precisa, ma anche semplice e immediata. A volte ci si riesce, ma piu’ spesso questi obiettivi si escludono a vicenda. Se si mira solo alla semplicita’ e all’ immediatezza si perdono molte sfumature che sarebbero necessarie alla comprensione del messaggio. Se invece si mira solo alla chiarezza e al rigore concettuale, spesso si finisce per dire cose incomprensibili o, ancora peggio, troppo noiose da stare a sentire. I grandi comunicatori sono quelli che riescono sempre a trovare l’ equilibrio ideale in un dato contesto.

Molto spesso la comunicazione e’ mirata non a convertire definitivamente chi ascolta, ma solo a convincerla/lo a continuare ad ascoltare. Questo lo sanno bene quelli che vendono enciclopedie, tappeti etc. porta a porta: sanno perfettamente che se riescono a convincerti a farli entrare in casa dopo ti riusciranno a vendere tutto quello che vogliono. Il problema e’ proprio quello di convincerti a farli entrare. Questo e’ ancora piu’ vero ai nostri giorni con una quantita’ enorme e crescente di informazione disponibile. Una volta leggevamo un giornale e non un altro perche’ era l’ unico che si trovava in edicola. Oggi siamo a un click dai contenuti di decine di migliaia di giornali blogs etc., in competizione tra loro per quei pochi secondi del nostro tempo fino alla decisione di continuare a leggere o tornare a google.

Allora e’ importante formulare il proprio messaggio, qualunque messaggio e specialmente se si tratta di qualcosa di nuovo, con sufficiente sex appeal da convincere a stare a sentire invece di chiudere immediatamente la porta. Qui la semplicita’ e immediatezza hanno un grosso vantaggio sulla sofisticazione, specialmente se rivestite con un linguaggio forte che fa appello alle emozioni. Ci sara’ tempo *dopo* per spiegare le cose per bene e con tutta la chiarezza e il rigore necessari.

Pensiero forte e debole: sono sempre stato un adepto del pensiero debole, anzi un ultrarelativista tanto relativista da considerare lo stesso relativismo come qualcosa di molto relativo. Non credo in nessun Assoluto ontologico o morale, e a volte ho seri dubbi sull’ esistenza della realta’, che potrebbe non essere altro che un sogno dentro un sogno come ha detto non ricordo chi. Ma mi rendo conto che per smuovere la gente dall’ apatia e dall’ indifferenza ci vogliono argomenti e parole forti, contenuti emotivamente carichi, tamburi e trombe, striscioni rossi o neri, se avanzo seguitemi, la dittatura del proletariato, Dio e’ con noi, Viva l’ Inter/Milan e andiamo a riempire di botte i milanisti/interisti…

Il transumanismo: continua a sorprendermi il fatto che un complesso di idee tanto belle, rivoluzionarie e intrinsecamente forti non riesca ad avere la risonanza che merita. Non e’ che magari siamo noi a cercare di essere troppo intelligenti, fare troppe distinzioni, spaccare troppi capelli in quattro, proporre troppe sfumature, e lasciare che la forza delle idee transumaniste affondi nella palude del culturalmente sofisticato e politicamente corretto? Non sarebbe meglio cominciare con poche idee forza espresse con un linguaggio semplice e immediato? Invece di dire sottovoce “Abbiamo il diritto di agire sulla nostra evoluzione biologica, sempre che… e senza dimenticare… e tenendo conto di… [montagne di caveat e sottigliezze], dicevo invece di dire questo sottovoce non sarebbe meglio urlare “Abbiamo il *dovere* di prendere in mano le redini della nostra evoluzione biologica e oltre, di espanderci nell’ universo e oltre, e di lasciarci alle spalle ogni limite”? Con una bella musica drammatica di sottofondo (non faccio esempi perche’ quelli che mi vengono in mente sono troppo carichi politicamente), grancasse, e tutti i rituali che hanno dimostrato di funzionare.

L’ immortalita’ e la resurrezione: il mind uploading non e’ la tecnologia piu’ semplice di questo mondo e ci vorranno probabilmente decenni. Ma la possibilita’ del mind uploading e’ perfettamente compatibile con le attuali conoscenze scientifiche, quindi prima o poi ci si arrivera’. E il mind uploading permettera’ l’ immortalita’ (chiaramente solo nel senso di possibile durata indefinita della vita, ma forse questa e’ proprio una di quelle distinzioni che andrebbero fatte solo in un secondo momento). E prima o poi i nostri discendenti superumani e immortali saranno capaci di andare a ripescare l’ informazione contenuta nella mente di quelli che sono gia’ morti da secoli o millenni, e farla continuare a girare su supporti computazionali nel tempo presente (loro presente, nostro futuro). Uploading al futuro, o in altre parole la resurrezione che e’ stata promessa dalle religioni.

La resurrezione, cioe’ non solo divenire immortali ma anche rivedere i nostri cari che sono morti, e’ stata la promessa con la quale le religioni sono riuscite ad agganciare la gente. Ora stiamo cominciando a intravedere, attraverso spiragli che la scienza sta aprendo nel tessuto dei nostri modelli della realta’, remote possibilita’ di resurrezione attraverso la tecnologia futura. Siamo quindi in grado, forse non di promettere la resurrezione, ma almeno di suggerire la compatibilita’ di questa con la nostra visione del mondo. Questo potrebbe essere un modo di mettere il piede nella porta come fa il venditore di enciclopedie. Senza parlare della pace mentale, della speranza e della felicita’ che la sola possibilita’ della resurrezione puo’ dare a chi la prende sul serio. Allora, perche’ non fare di questa parte integrante del nostro messaggio? (vedasi ad esempio la Society for Universal Immortalism: “We dedicate ourselves to finding a way one day to bring back all persons who have ever lived, so they can join in our eternal adventure. This is the idea known as Universal Immortalism (R. Michael Perry - Forever for All").

Allora: parole semplici, pensiero forte, il nostro dovere come specie, immortalita’, resurrezione e la musica drammatica di sottofondo. Il transumanismo formulato in questo modo diventerebbe *molto* simile a una religione. Certo che, parlando rigorosamente, la parola religione e’ sbagliatissima perche’ stiamo parlando di idee sviliuppate nel quadro concettuale della visione scientifica del mondo, che esclude il soprannaturale e le verita’ rivelate. Stiamo parlando, in effetti, non di una religione ma di un’ alternativa alla religione. Ma forse, rinunciando momentaneamente al rigore per la semplicita, si potrebbe prendere a prestito la parola religione, con alcune delle strutture rituali sviluppate da e per le religioni, per convincere la gente a prendere sul serio e approfondire una visione del mondo che puo’ dare felicita’, fiducia nel futuro possibile, motivazione e energia par partecipare alla costruzione di tale futuro.

Posted by G.P. on 05/05 at 07:03 AM
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Ingegneria Trascendente

Allora, ho finalmente cominciato a scrivere il mio libro, Ingegneria Trascendente, che spero di terminare per la fine del 2007. Nel libro cerchero’ di far vedere come le idee e i valori transumanisti possano essere usati per offrire un’ alternativa alla religione.

La decisione di scrivere questo libro e’ il risultato di anni di discussioni con molte persone che condividono pensieri simili, e molte persone che non li condividono, in conversazioni private e su mailing list di Internet. Siccome non voglio perdere tempo ed essere costretto ad accettare modifiche editoriali, ho deciso di pubblicare il libro con Lulu. Ma penso che i commenti e le critiche editoriali siano molto importanti per un autore, specialmente per uno che non scrive nella sua madrelingua, quindi chiedero’ ad alcuni amici fidati di fare la parte dell’ editore severo e inflessibile.

Le nostre idee possono dare un senso alla vita, una visione del nostro posto nell’ universo, e una grande pace e felicita’ interiore. Questa e’ stata la funzione storica delle grandi religioni che pero’, adesso, stanno finalmente cominciando a dare segni di stanchezza e presto saranno completamente incapaci di convincere persone sempre piu’ sofisticate culturalmente e abituate alla visione scientifica del mondo.

Il successo delle religioni e’ dovuto al fatto che queste offrono una risposta all’ incubo della morte. Si, i tuoi cari sono morti, e prima o poi morirai anche tu, ma vi rivedrete in paradiso. Questo e’ un meme *molto* potente come dimostra il successo delle religioni. Con l’ avvento, che tutti auspichiamo, di una visione del mondo laica e fondata sulla scienza, sembra impossibile continuare a prendere sul serio queste cose.

Ma e’ proprio cosi’? Forse no. Penso che tra gli esperimenti piu’ interessanti in atto nel movimento transumanista ci siano i tentativi di formulare “religioni transumaniste”, fondate sulla scienza, ma capaci di offrire la speranza in un’ “altra vita” perfino per quelli che sono gia’ morti. Alcune informazioni su questi tentativi sono nel mio articolo Engineering Transcendence, sul quale il libro e’ basato.

Pur considerandomi un razionalista scientifico “duro”, la mia visione scientifica del mondo e la mia fiducia nella nostra capacita’ di espansione tecnologica senza limiti mi spingono a considerare come plausibili alcuni scenari futuri nei quali la scienza, e solo la scienza, puo’ resuscitare i morti. Naturalmente simili scenari non possono, e non devono, essere considerati come certezze, ma solo come speranze basate su speculazioni che considero ragionevoli.

Posted by G.P. on 01/04 at 05:17 PM
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Digital Life: E’ l’ora del post-human

Digital Life: E’ l’ora del post-human - Una lunga intervista condotta da Alex Roggero del Sole 24 ore a Riccardo Campa, direttore della World Transhumanist Association (l’ associazione mondiale dei transumanisti), spiega cos’è il Transumanesimo e perché per alcuni è auspicabile un’umanità 2.0.

Si tratta di un’ ottima intervista che offre una spiegazione chiara ed esauriente della visione del mondo transumanista.

Interessante la spiegazione di Riccardo delle tendenze politiche principali all’ interno del movimento transumanista: estropici, tecnoprogressisti (transumanisti democratici), neofuturisti (o sovrumanisti), e “upwinger”.

Il “manifesto” di Riccardo: “Sogniamo una nuova fase eroica per la specie superumana, l’apertura di una nuova frontiera… noi abbiamo un progetto. Qui non si tratta di vivere squallidamente una vita un po’ più lunga. Si tratta appunto di dare alla specie umana una scossa, uno scopo eroico, titanico, prometeico. Espandiamo la vita cosciente nell’universo ed eleviamone il livello per rispondere alle domande fondamentali dell’uomo”.

L’ Italia e il mondo: “In soli otto o nove anni le città cinesi sono diventate metropoli avveniristiche, mentre Palermo è sempre la stessa, Vicenza è sempre la stessa. Non si può cambiare nulla senza chiedere mille autorizzazioni. Abbiamo paura di cambiare, perché crediamo di essere il centro del mondo. Recentemente, il presidente indiano Abdul Kalam, in occasione dell’evento inaugurale della costruzione del International Institute of Information Technology a Bhubaneswar, ha pronunciato un discorso sulla “Convergenza Tecnologica” in cui abbraccia apertamente alcune idee transumaniste. Quando arriveranno i transumani cinesi e indiani alla frontiera, anche solo per commerciare, capiremo che siamo noi il terzo mondo. Loro potenziati a livello di intelligenza, forza e longevità, noi sempre gli stessi. Non potremo che lavorare per loro”.

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Posted by G.P. on 12/24 at 01:13 PM
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Considerazioni sullo sviluppo del movimento transumanista

Pensieri sciolti che spero di elaborare in qualcosa di piu’ organico, da sottomettere alla WTA come documento di riflessione. Commenti benvenuti.

La parola T sta penetrando lentamente ma inesorabilmente nella coscienza collettiva, e le dichiarazioni di Fukuyama sul transumanismo come idea piu’ pericolosa del mondo, o le dichiarazioni di esponenti della chiesa, meno sofisticate culturalmente e intellettualmente ma forse piu’ pubblicizzate, fanno in modo che sempre piu’ persone cerchino di capire di che si tratta risalendo alle fonti. Penso che il transumanismo sia ancora nella fase in cui ogni tipo di pubblicita’ e’ utile ("there is no such a thing as bad press"), quindi accolgo gli attacchi, anche quelli farneticanti, con un certo piacere. Oltretutto, a volte gli antagonisti possono essere utili direttamente: penso che la definizione di transumanismo di Fukuyama - “uno strano movimento di liberazione” i cui “sostenitori mirano molto più in alto degli attivisti per i diritti umani, delle femministe, o dei sostenitori dei diritti dei gay”. Questo movimento desidera “nientemeno che la liberazione della la razza umana dai propri vincoli biologici.” - sia una delle migliori (traduzione di Estropico).

Voglio che le nostre idee arrivino a quanta piu’ gente possibile e in maniera comprensibile a tutti. Perche’? Ma perche’ le nostre idee possono dare un senso alla vita, una visione del nostro posto nell’ universo, e una grande pace e felicita’ interiore. Questa e’ stata la funzione storica delle grandi religioni e ideologie monolitiche che pero’, adesso, stanno finalmente cominciando a dare segni di stanchezza e presto saranno completamente incapaci di convincere persone sempre piu’ sofisticate culturalmente e abituate alla visione scientifica del mondo. Non bisogna dimenticare che queste sono ancora una minoranza, ma la tendenza e’ chiara.

Ci sono due cose che trovo molto frustranti. Una e’ che ci sono pochi transumanisti convinti e dichiarati (la WTA ha poco piu’ di cento membri paganti), e l’ altra e’ che non abbiamo soldi (il budget della WTA e’ attualmente inferiore a 20.000 dollari). Facendo un paragone con, per esempio, i Raeliani, che hanno decine di migliaia di membri paganti e un budget enorme, e’ chiaro che qualcosa non funziona come dovrebbe. E’ importante notare che il messaggio Raeliano e’ molto simile a quello transumanista, con uno strato supplementare a “valore aggiunto” (direi ridotto), di str… stupidaggini sugli extraterrestri. Forse e’ proprio la presenza di questo strato a “catturare” l’ attenzione? C’ e’ una lezione da imparare? Senza scomodare gli extraterrestri, ci sono tanti gruppi neoludditi e fondamentalisti (taliban di tutte le religioni, inclusa la cristiana) con le tasche piene di soldi donati da membri e benefattori.

Per esempio, il Center for Genetics and Society ha un budget annuale di quasi un milione di dollari e una decina di dirigenti e collaboratori a tempo pieno (pagati). Immaginate i risultati che un organizzazione transumanista potrebbe raggiungere con queste risorse! Si, ci sono meno ricchi illuminati che ricchi taliban, ma qualcuno c’ e’. Io personalmente conosco alcune persone molto ricche che prendono sul serio alcune delle idee transumaniste e che certamente prenderebbero in considerazione una richiesta di fondi ben motivata, per programmi specifici, presentata in modo serio e professionale.

Per quanto riguarda il fundraising, le success story piu’ notevoli nel mondo transumanista sono i progetti di Aubrey de Grey, con 8 milioni di dollari distribuiti tra Mprize e SENS. Questo e’ certamente dovuto al fatto che Aubrey e i suoi collaboratori propongono progetti molto ben definiti e focalizzati sulla riduzione ed eliminazione dell’ invecchiamento, con risultati misurabili. Ma ci sono molti altri progetti transumanisti di questo tipo: intelligenza artificiale cosciente di livello umano, ricerche preliminari sull’ uploading, formulazione della piattaforma etica e filosofica, etc., che dovrebbero disporre di molte piu’ risorse.

Senza risorse non si puo’ fare un cazzo. Le risorse possono essere di due tipi: umane o finanziarie. Finora la crescita del movimento transumanista si e’ basata principalmente su lavoro volontario di attivisti, ma ci sono limiti a quello che i volontari possono fare, specialmente considerando che devono anche guadagnarsi da vivere. Per i compiti piu’ di routine (probabilmente il 90% del lavoro totale: scrivere e rispondere a lettere, mantenere i websites, individuare e analizzare le notizie importanti, produrre grafica ed elementi multimedia di livello professionale, individuare possibili donatori, scrivere lettere e commenti ai giornali, etc.) ci vogliono dipendenti e collaboratori pagati.

Quindi penso che il fundraising sia la priorita’ numero uno. Stiamo creando la filiale europea dell’ IEET, un think tank che, spero, potra’ funzionare come centrale europea di fundraising. E’ importante dotare IEET Europe di programmi solidi, visionari ma realistici e con obiettivi misurabili, e presentarli in modo professionale e attrattivo a possibili donatori. Spero ci sia una crescita a spirale: i soldi daranno la possibilita’ di retribuire i collaboratori, ed il lavoro di questi rendera’ possibile raggiungere gli obiettivi dei programmi, iniziare nuovi programmi, raggiungere piu’ gente ed avere piu’ soldi, e cosi’ via con un effetto valanga. Se l’ iniziativa avra’ successo IEET Europe potra’ anche finanziare la WTA, l’ AIT, un eventuale centro crionico europeo, e altre iniziative meritevoli.

Il transumanismo sta entrando in pieno nel dibattito politico. Questo e’ particolarmente visibile in Italia, anche grazie alle condanne e anatemi della chiesa. Il meme centrale transumanista puo’, come e’ ben noto, contagiare uno spettro molto ampio di piattaforme filosofiche e politiche di destra, di centro, di sinistra, globaliste, localiste, materialiste, spirituali etc. Sara’ possibile quindi (facendo le cose per bene e tirandosi su le maniche) creare gruppi transumanisti e “correnti” all’ interno di quasi tutti i partiti politici e movimenti di opinione. Questo, in una certa misura e specialmente in Italia, e’ gia’ in atto. Bisogna continuare ed esportare il modello.

Ma e’ anche necessario riflettere sul perche’ non riusciamo a far recepire il messaggio transumanista alle “masse”. Questo e’ stato, in parte, dovuto all’ insufficiente esposizione mediatica, e dopo il recente documentario su RAI 3 abbiamo visto i “miracoli” che puo’ fare la televisione. Ma forse i passati insuccessi non sono stati dovuti soltanto alla poca esposizione mediatica, ma anche a una certa incapacita’ di comunicare in modo efficace. C’ e’ un thread molto interessante sul blog di Michael Anassimov, dove inizialmente ci si chiede perche’ ci siano poche donne transumaniste, per arrivare alla “capacita’ di comunicare”. Ed e’ molto interessante il commento “The problem with most H+ers is that none of you spend much time with people outside of the intellectual/hi-tech world”. Questa critica e’ stata certamente piu’ che fondata in passato, ma lo sara’ molto meno con l’ arrivo nel movimento transumaniste di una new wave di partecipanti molto piu’ diversificati, in miglior sintonia con lo zeitgeist, e su scala mondiale piuttosto che nordamericana. Spero che questa new wave ci dia la capacita’ di raggiungere “le masse”.

Non si puo’ negare che le grandi religioni siano riuscite, e molto bene, a raggiungere le masse. Il successo delle religioni e’ dovuto al fatto che queste offrono una risposta all’ incubo della morte. Si, i tuoi cari sono morti, e prima o poi morirai anche tu, ma vi rivedrete in paradiso. Questo e’ un meme *molto* potente come dimostra il successo delle religioni. Con l’ avvento, che tutti auspichiamo, di una visione del mondo laica e fondata sulla scienza, sembra impossibile continuare a prendere sul serio queste cose. Ma e’ proprio cosi’? Forse no. Penso che tra gli esperimenti piu’ interessanti in atto nel movimento transumanista ci siano i tentativi di formulare una “religione transumanista”, fondata sulla scienza, ma capace di offrire la speranza in un’ “altra vita”. Alcune informazioni su questi tentativi sono nel mio articolo ”Engineering Transcendence”, che progetto di aggiornare ed espandere forse perfino in forma di libro.

Posted by G.P. on 12/17 at 11:13 AM
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Transumanismo in Second Life

All’ inizio degli anni 90 i transumanisti furono tra i primi a rendersi conto del fenomeno Internet e creare siti web e liste di discussione online. Adesso c’ e’ un nuovo fenomeno che sta irrompendo con forza: la realta’ virtuale online, e i transumanisti continuano ad essere tra i pionieri.

Second Life e’ un mondo virtuale online dove puoi costruirti un personaggio (avatar) che ti assomiglia, oppure che non ti assomiglia per niente, e muoverti nell’ universo virtuale incontrandoti con gli altri partecipanti. Second Life non e’ ne’ il mondo virtuale piu’ frequentato (il record spetta a World of Warcraft), ne’ quello con maggior qualita’ grafica (Entropia Universe e molti videogiochi online moderatamente multi-utenti hanno grafica migliore), ma e’ certamente quello in crescita piu’ rapida e di cui parlano di piu’ la stampa e i media.

Molti appassionati di fantascienza considerano Second Life come il primo abbozzo di realizzazione pratica del “Metaverso” descritto da Neal Stephenson in Snow Crash, e molti analisti considerano Second Life come un fenomeno di massa emergente di importanza simile al Web dei primi anni 90 e destinato ad assumere le stesse proporzioni. IBM, che ha appena annunciato importanti investimenti in Second Life, parla di “v-business” e nel mondo anglosassone molte ditte e brand importanti (Reuters, Vodafone, Toyota, Nissan, Adidas-Rebook, Sony, Dell...) sono entrate in Second Life. L’ arrivo dell’ onda in Italia e altri paesi dell’ Europa del sud non puo’ tardare molto.

Il successo di Second Life si puo’ spiegare con il fatto, confermato dalla maggior parte degli utenti, che il sistema supera una certa “soglia” di realismo e immersione al di la’ della quale l’ utente puo’ sospendere lo scetticismo e l’ incredulita’ (suspension of disbelief) e pensa di “esserci”. Questo permette di organizzare riunioni di lavoro, seminari, conferenze ed eventi di ogni tipo in Second Life.

Per piu’ informazione su Second Life e altri mondi virtuali vedasi per esempio il mio sito dedicato alla realta’ virtuale uvvy.com. Certo, la tecnologia di oggi e’ ancora primitiva rispetto a quella immaginata da Stephenson e sara’ rapidamente superata da nuove piattaforme tecnologiche, e Second Life potrebbe perdere, e probabilmente perdera’, l’ attuale leadership a beneficio di nuove piattaforme basate su standard aperti (vedasi ad esempio multiverse.net). Ma, che si chiami Second Life o con un altro nome, il Metaverso e’ gia’ qui e destinato ad assumere un ruolo sempre piu’ importante.

In Italia l’ alfiere di Second Life e’ il mio amico e collega Bruno Cerboni, un imprenditore romano che ha costruito una Roma virtuale - ”I Parioli” - molto frequentata da italiani e sede di eventi culturali e musicali. Domani 14 Dicembre ai Parioli avra’ luogo il primo concerto di un cantante italiano (Luca Nesti) in Second Life.

Il movimento transumanista e’ stato, ancora una volta, tra i pionieri di questo nuovo fenomeno online, cominciando ad organizzare eventi transumanisti da giugno 2006.  La conferenza annuale della WTA, TransVision 2006 (Helsinki), ha avuto una sessione parallela in Second Life che ha permesso a una quarantina di persone di telepartecipare in una sala di conferenze virtuale dove veniva proiettato il webcast da Helsinki. A loro volta, le conversazioni nella sala di conferenze virtuale venivano proiettate su uno schermo nella sala di conferenze reale, il che ha permesso ai participanti virtuali di fare domande e ricevere risposte in tempo reale. Una formula molto efficace, che sara’ usata anche per le prossime TransVision.

L’ ultimo evento e’ stato il seminario di Waldemar Ingdahl, Direttore di Eudoxa, su “La nuova frontiera virtuale”. L’ evento e’ stato ampiamente discusso e commentato dalla stampa svedese. Il prossimo evento, lunedi’ 18, sara’ il seminario del conosciutissimo transumanista “storico” Anders Sandberg sull’ estensione della vita nei suoi aspetti scientifici ed etici (???). Spero di vedere alcuni transumanisti italiani lunedi’ sera, non ne ho ancora visto nessuno in Second Life tranne una rapida apparizione di Fabio a TransVision.

Il Chapter della WTA in Second Life, creato recentemente, ha gia’ piu’ di cento iscritti e organizzera’ eventi mensili con la partecipazione di transumanisti di rilievo. Penso che Second Life, e il Metaverso in cui questa e altri mondi virtuali evolveranno, costituisca un terreno ideale per la crescita del movimento transumanista. In un articolo su ”Virtual Potential: Second Life As A Transhumanist Meetinghouse”, Anne Corwin scrive:

Second Life is an experimental creative space, a primitive holodeck, an art gallery, and a highly flexible meeting space.  In terms of applicability to transhumanism, Second Life can provide a means for people to interact in real-time, discussing strategy and sharing ideas and memes regardless of physical geographical separation…

Posted by G.P. on 12/13 at 10:14 AM
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Un Presidente transumanista?

Mike Treder segnala un recente discorso del Presidente Indiano Abdul Kalam in occasione dell’ evento inaugurale della costruzione del International Institute of Information Technology a Bhubaneswar.

Il discorso, su “Convergenza Tecnologica”, e’ disponibile online. Mike pensa che questo discorso faccia di Kalam il primo uomo politico di alta statura mondiale ad abbracciare apertamente alcune idee transumaniste.

Treder: “E’ degno di nota vedere una persona della statura di Kalam parlare apertamente di un’ umanita’ libera dalle malattie, felice e piu’ intelligente, con longevita’ e maggiori capacita’ - oltre a nano-robots nel flusso sanguigno e trasporto interplanetario. Potrebbe non essere esagerato descrivere Kalam come il primo leader mondiale transumanista”.

Mike invita i lettori a leggere tutto il discorso. Alcuni lettori si chiedono quando ci sara’ anche negli USA un Presidente come Kalam. Potremmo chiedercelo anche per l’ Italia - quando, e chi.

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Posted by G.P. on 12/12 at 08:17 AM
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Technophobia! Dreams of Techno-heaven – Nightmares of Techno-hell

Technophobia! Dreams of Techno-heaven – Nightmares of Techno-hell” e’ stato appena segnalato sul blog dell’ IEET. Vari possibili futuri postumani descritti dalla letteratura di fantascienza.

Il Tecno-Paradiso ti aspetta. Sarai resuscitato ad un’ immortalita’ postumana quando lascerai indietro il tuo corpo, digitalizzerai la tua mente e trasferirai la tua identita’ nel cervello artificiale di un computer. Vivendo una ciber-vita in una realta’ virtuale, vivrai per sempre in una perfetta simulazione dell’ estasi. Questo tecno-paradiso e’ auspicato da un culto di tecno-sacerdoti – scienziati e apostoli - la cui fede religiosa e’ che il dio tecnologia eliminera’ il dolore e la sofferenza degli uomini eliminando gli uomini. Questi tecno-utopisti credono fervidamente che il progresso tecnologico portera’ alla perfezione ed all’ immortalita’ per i postumani, discendenti cyborg di un’ imperfetta umanita’ inevitabilmente destinata all’ estinzione. E’ un sogno felice o un incubo da brividi?

In contrasto a queste visioni luminose di un tecno-paradiso postumano liberato dal dolore, la letteratura di fantascienza spesso propone una visione piu’ fosca della tecnologia…

Trasferire la mente umana in robots liberi dalla morte, secondo l’ esperto di intelligenza artificiale Raymond Kurzweil, produrra’ la prossima fase dell’ evoluzione –- una sintesi immortale uomo/macchina: Robosapiens. Anche se questo sembra fantascienza, Kurzweil - nel suo libro del 1999 The Age of Spiritual Machines- lo considera un fatto scientifico inevitabile. Indicando questa trasformazione evolutiva come “Singolarita’”, il matematico e autore di fantascienza Vernor Vinge pensa che il suo risultato potrebbe essere l’ “estinzione fisica della specie umana”. Echeggiando Vinge e Kurzweil, ilpioniere delal robotica Hans Moravec predice un futuro utopico e postbiologico, dominato dai robot, nel suo libro Robot: Mere Machine to Transcendent Mind (1999). Da una prospettiva biotecnologica Gregory Stock, in Metaman: The Merging of Humans and Machines into a Global Superorganism (1993) predice la re-ingegnerizzazione della nostra specie per la perfezione postumana.

Cominciamo male… dal tono dell’ introduzione mi sembra una facile distopia. Ma sto per ordinare il libro che sembra comunque molto interessante e potrebbe offrire qualche utile idea su come formulare il messaggio transumanista in modo da non spaventare (troppo) la gente. Dal risssunto di un lettore su Amazon:

Organized into chapters devoted to robotics, bionics, artificial intelligence, virtual reality, biotechnology, nanotechnology, and other significant scientific advancements, this book summarizes the current state of each technology, while presenting corresponding reactions in science fiction. Dinello draws on a rich range of material, including films, television, books, and computer games, and argues that science fiction functions as a valuable corrective to technological domination, countering techno-hype and reflecting the “weaponized, religiously rationalized, profit-fueled” motives of such science. By imaging a disastrous future of posthuman techno-totalitarianism, science fiction encourages us to construct ways to contain new technology, and asks its audience perhaps the most important question of the twenty-first century: is technology out of control?

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Posted by G.P. on 12/08 at 05:17 PM
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Cyborg - La tripla sfida della GNR revolution

L’ Avvenire online su “Cyborg - La tripla sfida della GNR revolution”: “ G come genetica, N come nanotecnologie e R come robotica: tutt’e tre stanno avendo uno sviluppo impetuoso ma la loro sinergia prelude a cambiamenti impensabili. Con vertiginose prospettive di cura, ma anche pericoli di sovvertimento dell’umano”.

L’ articolo ”Cyborg - La tripla sfida della GNR revolution” (Avvenire online) comincia con descrizioni corrette e anche ben scritte della ricerca NBIC (GNR come Genetica, Nanotecnologia e R):

Raccontate con le enfatiche parole degli assertori di questa nuova visione scientifica, conquiste e promesse impressionano. Stiamo per irrompere nella stanza dei bottoni dei geni - la base portante di tutte le informazioni biologiche -, ovvero in quei minuscoli software che Madre Natura, indaffarata a rispettare troppi equilibri, ha programmato in modo goffo e che non aspettano altro che essere riprogrammati in linea con il mondo nuovo (R. Kurzweil)… AlAl passo con i progressi dell’ingegneria inversa del cervello, stiamo costruendo impianti neurali capaci di interagire con i nostri neuroni «biologici» (R. Freitas). Sono al centro della ricerca nanomedica microdispositivi da immettere direttamente nel sangue, in grado di rilasciare sostanze in singole cellule o rimuovere prodotti di scarto (K. Ishiyama). E, infine, c’è il settore del drug design che mira sia al bersaglio fisico (ad esempio, sostanze che mantengano l’integrità della membrana cellulare), sia all’obiettivo mentale, con farmaci che cancellano ricordi recenti per persone con stress post-traumatico, che finora era possibile vedere solo in un film (J. L. Mc Gaugh).

Poi, naturalmente, le inevitabili critiche basate sull’ idea che non solo siamo nati per soffrire ma dobbiamo anche esserne contenti: ”Eppure in questa eternità zippata… sembra mancare qualcosa”, e viene scomodato il povero Cyrano: ”un Cyrano modificato da un semplice intervento di chirurgia estetica non attingerebbe così in profondità dal sentimento dell’amore”. Adesso sto cercando di immaginare la reazione di Cyrano a queste parole. Allora, pensa il poverino che ha avuto la sfortuna di nascere con un naso talmente grande da impedirgli di godere dell’ amore, ci sarebbe una semplice soluzione chirurgica (biotecnologica, nanotecnologica, cibernetica etc.) ai problemi che mi rendono infelice, ma devo rinunciarvi per “attingere in profondità dal sentimento dell’amore???”. E continua a voce alta: “MA VAFFANCULO!!!”.

Alla fine si arriva al solito rifiuto dell’ indagine scientifica applicata all’ uomo: ”I teorici del GNR ostentano nel negare all’uomo (quindi anche a loro stessi) ogni nobile origine e nell’escludere ogni elemento extra-animalesco”. La scontata avversione della chiesa al progresso scientifico, ma temperata stavolta da un certo rispetto: ”Se si guarda all’antropologia di riferimento di questi scienziati-filosofi, ci sarebbe più che da obiettare. Se ci si rivolge alla loro opera, però, non c’è che da rimanere ammirati dalla straordinaria attestazione che rendono alla natura e all’intelligenza dell’uomo. Testimonianze di vita dedita alla ricerca, tesa a spingere contro le pareti della conoscenza, insoddisfatta del transeunte stato presente”.

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Posted by G.P. on 12/05 at 05:08 AM
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Documentario RAI3: Nascita del super-uomo

Il documentario ”Nascita del super-uomo -Vivranno anche mille anni. La loro intelligenza potrà incarnarsi in qualsiasi corpo o in qualsiasi macchina, il loro pensiero sarà liberato da ogni emozione superflua”, emesso da RAI 3, di tre quarti d’ ora di durata, ha portato il transumanesimo a conoscenza del pubblico televisivo italiano.

Alcune interviste (Bostrom, Campa e Hughes) sono state filmate durente la conferenza TransVision 2006 in agosto a Helsinki.

Nonostante alcuni riferimenti a concetti nebulosi e non definiti quali “dignita’ umana” e “pericolo morale”, il documentario e’ sufficientemente obiettivo, da’ forse piu’ spazio agli argomenti transumanisti che non a quelli contrari, e rappresenta una semplice ed utile introduzione agli elementi principali del pensiero transumanista, come estensione della vita, crionica, miglioramento delle capacita’ fisiche e cognitive, intelligenza artificiale, mind uploading etc. E’ certamente il documentario sul transumanesimo piu’ esteso e meno critico che ho visto su una catena televisiva mainstream a diffusione nazionale, in Italia o all’ estero.

Aprileonline.info ha pubblicato un articolo e intervista su ”L’immortalità che si compra al mercato”: ”Umano e postumano si amalgamano nel documentario “Nascita del Superuomo”, in onda su Rai Tre per C’era una volta. Ne abbiamo parlato con l’autore e regista Francesco Patierno”.

Anche questo articolo e’ sufficientemente obiettivo e cerca di presentare in modo neutro il punto di vista dei transumanisti e quello dei loro “nemici”:

Quello che ci ha spinto a raccontare la loro storia è la curiosità di capire fin dove poteva spingersi il progresso scientifico e la fantasia di studiosi e ricercatori. L’Associazione Transumanisti riassume al meglio la direzione che il mondo sta prendendo e in qualche modo le contraddizioni che andavamo a cercare…

Il punto di vista transumanista è a metà tra la filosofia e la medicina, porta interrogativi etici oltre che medici. E’ una strada molto ambigua, stabilire i limiti è molto difficile, ma la sensazione è che non si possa tornare indietro dopo certe scoperte…

Se anche per adesso non sono alla portata di tutti, è comunque importante scoprire o non scoprire certe cose. Ma è altrettanto fondamentale che poi le scoperte scientifiche siano sempre patrimonio comune. Prendiamola come via della ricerca, una strada nuova che esiste e che quindi va approfondita. Noi ci siamo posti come osservatori senza collocarci politicamente verso il fenomeno”.

Nel testo esteso alcuni commenti in inglese e istruzioni su come vedere e scaricare il documentario.

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Posted by G.P. on 12/03 at 08:24 AM
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LA FILOSOFIA TRANSUMANISTA ED ESTROPICA TRA PENSIERO RAZIONALE E TECNOLOGIA

LA FILOSOFIA TRANSUMANISTA ED ESTROPICA TRA PENSIERO RAZIONALE E TECNOLOGIA
Un approccio filosofico interdisciplinare per capire e valutare la possibilità di superare le limitazioni biologiche attraverso il progresso tecnologico

di Giuseppe Vatinno

Originale su Technology Review Italia

Posted by editor on 12/01 at 04:01 PM
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